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giovedì 5 maggio 2016

M5S Roma, guerra per il vice La Raggi sceglie il fedelissimo

Gli allora Consiglieri Raggi - De Vito e Frongia
La candidata M5S e il ticket con Frongia: salta “l’accordo” con il secondo classificato
La battaglia campale, la presa di Roma, impone understatement. E Marcello De Vito, in queste settimane, sta dando prova di incredibile autocontrollo. È uno dei quattro ex consiglieri comunali del M5S in Campidoglio: quello sconfitto da Virginia Raggi nella corsa online per la candidatura a sindaco. Già volto dei grillini alle amministrative di tre anni fa, De Vito contava di fare il bis nel 2016. Invece le comunarie di Roma hanno deciso per la telegenica (copyright Silvio Berlusconi) avvocatessa, mesi fa “benedetta” anche dalla casa madre di Milano, la Casaleggio Associati.
Ma a Roma tutti sanno che il verdetto del web a De Vito e al suo sponsor, la deputata Roberta Lombardi, non è mai andato giù. E infatti dal voto di febbraio entrambi si sono trincerati dietro un silenzio pressoché totale. Rumoroso soprattutto nel caso di Lombardi, che prima della votazione sfornava un comunicato al giorno su Roma. La deputata, si dice da settimane, è ai ferri corti con Raggi. Un gelo che Davide Casaleggio, il figlio dello scomparso Gianroberto, ha cercato di attenuare convocando a Milano la candidata sindaco, lo scorso 18 aprile. “Devi far lavorare anche Roberta sui territori”, le ha chiesto il figlio del guru. La mediazione è servita a ben poco: la Raggi va avanti dritta e ormai è certo che, se dovesse vincere, il suo vice non sarà De Vito. Prima delle comunarie, un tacito accordo tra le fazioni in campo stabiliva che allo sconfitto sarebbe stato riservato il ruolo da numero due. Soluzione invocata anche da Alessandro Di Battista, il primo sponsor della Raggi, in un’assemblea dei portavoce M5S romani: “Proponiamo che il vincitore nomini il secondo in graduatoria come vicesindaco”. Lei aveva subito svicolato (“Vedremo”) nonostante avesse battuto il suo sfidante per soli 88 voti di scarto. La casella di vicesindaco, infatti, ha già un favoritissimo: Daniele Frongia, anche lui ex consigliere comunale. Al primo turno web conquistò 935 voti (la Raggi superò i 1500) ma inspiegabilmente decise di ritirare la sua candidatura a sindaco, rimanendo nella lista dei possibili consiglieri comunali. Eppure, da sempre, Frongia è considerato uno dei più preparati tra gli attivisti romani. Laurea in Statistica, ricercatore all’Istat, durante la giunta Marino è stato presidente della commissione di Revisione della Spesa. Nemmeno lui uscì indenne dalla guerra di dossier che si consumò alla vigilia del voto della Rete. Sentì parlare di “parenti con problemi giudiziari” e si autodenunciò: “Mio fratello ha commesso un errore legato alla marijuana”. Ora per molti attivisti il “sacrificio” di febbraio assume un significato diverso. Se non dovesse andare in porto l’ipotesi di vicesindaco, infatti, è pronto un ruolo da capo di gabinetto, altrettanto centrale nella squadra di governo. Della partita sarà sicuramente anche Salvatore Romeo, funzionario del Comune di Roma, che per alcuni è l’ipotesi b proprio per il ruolo di vice.
La prima opzione rimane Frongia, che in questi mesi, ha scritto un libro (E io pago, con Laura Maragnani per Chiare lettere). Un testo che è praticamente il programma economico della prossima consiliatura. Sprechi, tagli, investimenti: Frongia usa l’esperienza dei due anni e mezzo in Campidoglio per spiegare come far cambiare passo alla Capitale. Una “lezione”, tanto che Frongia sta tenendo un ciclo di incontri con i candidati per illustrare i “margini di risparmio” del prossimo bilancio comunale. Nei meet up cittadini il ticket con la Raggi è pubblico e acclarato. Ma ciò non placa i malumori, già forti per il programma elettorale. Perché le idee elaborate nei tavoli di lavoro tematici sembrano aver trovato poco spazio nelle bozze di programma in circolazione. “Virginia va troppo per conto proprio”, sussurrano molti parlamentari romani, che tengono continue riunioni sulla campagna per il Campidoglio. Oggi la candidata presenterà le sue ricette su mobilità e trasporti in Senato. Da protagonista, che rischia di rimanere troppo sola.
Il F.Q. del 5 maggio 2016 – pag. 8

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